Tipi da Museo: prima fermata al Museo Ferroviario della Puglia.

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Ho sempre amato le cose vecchie, quelle da cui scostare la polvere con la mano. Ogni volta  mi si presentava sotto gli occhi qualcosa per cui valesse la pena sfoderare un sorriso compiaciuto.
Oggi mi sento come quel momento lì, trepidante.

L’incontro fruttuoso con 34° fuso mi porta oggi e nelle puntate successive a essere il narratore esterno di una bella storia. L’“investitura” di guest blogger mi rende onorata.

Il contest #tipidamuseo, partito lunedì 17 novembre, parla di arte, musei, persone.
Così Museoweblab saluta il suo primo anno di vita, un’avventura scandita da mappature e sopralluoghi e dalla quale riprendere nuovo fiato. Molti di noi, me compresa, hanno amato e apprezzato sin da subito “l’operazione Museoweblab”: i musei del Salento, usciti allo scoperto, sono da oggi in avanti più vicini alle persone.

Nove creativi, tre musei del Salento, un’esposizione. L’equipe composta da tre #tipidamuseo – un fotografo, un illustratore e un blogger – osserva, analizza, capta, annusa (anche gli odori hanno la loro parte).
Nelle vesti di muse ispiratrici i tre musei stanno, facendosi laudare. Nelle loro stanze si aggirano strani tipi, dicono essere dei creativi. Quali pensieri, suggestioni e opere verranno fuori?[/vc_column_text]

Il Museo Ferroviario della Puglia ha tagliato il nastro.
Il contest è partito con una visita che ha reso me e i tre #tipidamuseo felici come si fosse in gita.
Se Fabio Vergari, il referente del museo, ci avesse detto “In carrozza!”, noi saremmo saliti senza chiedere dove ci avrebbe condotto.

In una zona di Lecce un po’ al confine giace il Museo Ferroviario. Per quanto il museo sia decentrato e a tratti isolato, la situazione intorno è come sospesa nel tempo, saranno il campo incolto che gli sta di fronte e un rudere che acchiappa lo sguardo come una calamita (ho scoperto ospitare un ninfeo).
La struttura è gestita dall’A.I.S.A.F. Onlus (Associazione Ionico Salentina Amici Ferrovie), Fabio ha definito sé e gli altri un gruppo di volontari e appassionati e, in questi due aggettivi, io ho colto un amore sconfinato. La diffusione e la valorizzazione del trasporto su rotaia e della storia ferroviaria è il core di questo museo (“lu core”, anche).

Si accede per la saletta d’attesa, ricreata con sedili di antichi vagoni e panchine di vecchie stazioni ferroviarie, qui le foto in bianco e nero testimoniano la storia di qualcosa che io, almeno, conosco solo marginalmente: il rumore del treno che passa vicino casa, il segnale rosso del passaggio a livello che si abbassa, l’attesa del treno con la macchina accesa, il rumore quasi gioioso delle barre che si sollevano per permettere alle auto di circolare.

Il percorso procede tra i segnali luminosi, manuali ed elettrici, la “stanza dei bottoni” da cui avere tutto sotto controllo, le miniature dei treni, le riproduzioni paesaggistiche fedelissime di cui Fabio è l’artista, qui di creativi ne avevamo tre più uno, con Fabio appunto.
Arriva il momento dei rotabili storici, quei cimeli bellissimi che non saprei dirvi l’emozione nel trovarseli davanti (ogni bambino dovrebbe andare al Museo Ferroviario, l’ho detto). Vagoni a vapore con tanto di sbuffo, treni merci, treni che hanno trasportato prigionieri, altri che sono stati ospedali di guerra, le valigie e i bauli che portavano con sé vesti, affetti e buone speranze.
Mi sono soffermata sulla grafica pubblicitaria della mostra allestita a bordo di un treno con la promozione di località balneari e di montagna dove andare in vacanza. Posti così onirici che hanno avuto presa sul me-consumatore, “datemi un biglietto che parto”, mi sono detta.

Fabio ci ha parlato dei treni come se stesse recitando una poesia, noi eravamo tutti rapiti.
Ci ha illustrato le prossime uscite dei treni storici: il 13 dicembre, in occasione di Santa Lucia e della Fiera dei Pupi, il 30 dicembre e il 3 gennaio con tappa al famoso presepe di Tricase. Per il resto sul sito ferromuseopuglia.altervista.org trovate tutte le info del caso.

Ora passo col presentarvi i tre #tipidamuseo, protagonisti della prima puntata al Museo Ferroviario della Puglia.
Sono tre bei tipi, comincio col dirvi questo. Si chiamano Luciana Lettere, Chiara Spinelli e Francesco Sambati.

Luciana ha occhi grandi e luminosi che mi dicono molto di lei. Poi ci ha pensato da sola a presentarsi dicendo, con molta umiltà, che scrive. Ha un blog nel quale dichiara, sin dal titolo, di essere fatta per camminare madeforwalking.it. L’approccio al mondo cambia se cammini: i tragitti si allungano, le scoperte si moltiplicano.

Chiara è un’illustratrice giovanissima. I suoi disegni descrivono il mondo nel suo senso più semplice e pulito. Nell’immaginario del bambino la realtà è leggera e giocosa, un po’ come i grandi vorrebbero sempre immaginarla.
La storia lega tutto, questo il suo primo pensiero alla vista del Museo Ferroviario. Ogni vagone con il suo colore, odore e forma racconta qualcosa di sé, ha una sua storia, appunto.
Ecco la sua pagina Fb  e il suo blog, chiaralamela.blogspot.it, per vedere cosa Chiara fa.

Francesco si definisce un fotografo per hobby, cresciuto a pane e arte (suo padre è un artista famoso). Forse per questo molti  amici ci hanno visto del talento. La sua fotografia “intrappola” i momenti con un’occhiata apparentemente distaccata.  Procede schivo negli ambienti del Museo Ferroviario, ma in fondo quando si incontra un luogo bisogna lasciarlo parlare, osservarlo. Dice sul museo: “Mi ha colpito l’imponenza di un’epopea manuale fatta di pionieri e di tonnellate di ferro deformato dall’usura manuale”.
Qui i suoi scatti su Instagram.

La copertina del taccuino dove ho appuntato alcune cose riporta: “Happiness is a journey, not a destination”. Chiudo così questa prima puntata.

Barbara Vaglio
Barbara Vaglio
La via per la gioia più semplice non si trova, si cerca. Così la scrittura è ricerca continua delle parole giuste per esprimere un concetto. Collaboro con diverse realtà, sono web content editor, redattrice. In bici ho preso le decisioni più importanti.
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