I musei come la Nasa con MuseoMix

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Siamo stati a Reggio Emilia per il secondo appuntamento della community italiana di MuseoMix, nata a Bologna lo scorso 8 Novembre su inziativa dell’IBC Emilia Romagna. Siamo usciti dalle 3 ore di incontro pieni di entusiasmo e voglia di fare. In mente il film Apollo13: avete presente la scena in cui gli ingegneri della Nasa devono infilare un piolo quadrato in un buco rotondo nel minor tempo possibile?

Bene! MuseoMix è la rivisitazione museale di quel momento. Vi spieghiamo perché. 

Innanzitutto MuseoMix è una maratona creativa di tre giorni che si svolge ogni anno a Novembre in diversi paesi del mondo. Si tratta di un gioco fatto di regole (tante), ruoli e squadre il cui fine ultimo è facilitare l’interazione tra il pubblico e la collezione del museo attraverso l’hacking e il mix di strumenti digitali e analogici.

Il principio alla base del format è l’apprendimento collaborativo (come fanno alla Nasa) in cui competenze diversificate e tanti punti di vista esterni al mondo museale si confrontano per raggiungere un risultato ottimale.  

Partendo da un’esigenza del museo, ogni squadra lavora ininterrottamente per tre giorni attorno a un tavolo con l’obiettivo di creare un prototipo in grado di mixare le nuove tecnologie con gli strumenti più tradizionali. Allo scadere dei tre giorni, nel corso dell’evento finale, i visitatori testano i prototipi prima che entrino a far parte di un database a beneficio della comunità museale globale.

Le competenze richieste ai gruppi sono tante e vanno dalla produzione di contenuti alla comunicazione, dalla grafica allo sviluppo web, dalla mediazione culturale alla produzione manuale. Makers, creativi, appassionati sono quindi chiamati a raccolta. Nessun CV da inviare, solo tanta motivazione.

Perché tutto proceda secondo le regole è però fondamentale avere a disposizione un FabLab (interno al museo o allestito per l’occasione) e un personale museale collaborativo, unico depositario di aneddoti, conoscenze e segreti utili al processo creativo.

Tra le testimonianze riportate a Reggio Emilia, ci ha colpito il caso della Torcia prodotta al Museo Nazionale dello Sport di Nizza. Si tratta di una torcia di cartone, disegnata sul modello delle torce olimpiche, che sfrutta la tecnologia dei beacon per consentire l’accesso a contenuti esclusivi. La torcia infatti infiammandosi nei punti di interesse attivava racconti e suggestioni con effetti speciali tali da far sentire i bambini dei supereroi. Attraverso questo mix di nuove tecnologie e contenuti tradizionali, la squadra è così riuscita a dare vita ad un nuovo e coinvolgente modo di fruire la collezione.

Contaminazione, pensiero laterale e creatività sono quindi gli ingredienti di un format che può dare tanto al mondo dei musei. In particolare MuseoMix è interessante per:

  • i servizi e gli strumenti che può generare;
  • la costruzione di una comunità creativa che guardi al museo come luogo di scambio, innovazione e partecipazione;
  • l’avvio indiretto di un percorso di apprendimento non formale destinato ai dipendenti del museo.

Abbiamo lasciato Reggio Emilia con la promessa di lavorare insieme alla community per portare il format nei musei italiani, adattandolo alle tante esigenze emerse durante questo primo incontro. 

Tecnici della Nasa o no, per rimanere aggiornati sui prossimi passi della community e scaricare il materiale del primo incontro visitate il sito museomix.it

 

 

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